L’Italia continua ad essere in Europa un Paese in cui la creatività artistica è ai massimi livelli. Con l’intento di divulgarne la conoscenza ho promosso nel Parlamento Europeo di Bruxelles le esposizioni di Manzù, de Chirico e la collettiva su «La Madonna nell’arte contemporanea», dove accanto a Picasso, Dalì, Le Parc, spiccavano i nomi di Guttuso, Music, Paladino e appunto Guccione.

Amato da scrittori e letterati, Piero Guccione è un intellettuale d’altri tempi. Si è ritirato da venticinque anni nella sua Sicilia, dove continua la sua ricerca pittorica con la sensibilità del genio mediterraneo. Jean Clair, direttore del Museo Picasso di Parigi, ne descrive la «saggezza un po’ misantropa» con un episodio che mi sembra esemplare per descriverne il carattere: «ricordo, alla Biennale di Venezia, nel 1982, il pittore solo in un angolo della sala, indifferente alle imprecazioni, alle grida ed al tumulto indescrivibile che precedeva l’apertura; aveva sistemato una delle sue tele sui cavalletti e aggiungeva pazientemente un poco di bleu al mare».

Guccione lungi dall’essere insensibile ai sentimenti dell’uomo, esprime attraverso il pennello e i pastelli la sua personale liricità, perseverando, incurante delle mode, nella sua pittura che nega il tempo a vantaggio dell’animo umano. La grandezza dell’artista è inscindibile dalla sua filantropia e dal sincero interesse nei confronti delle altrui creazioni letterarie, poetiche, liriche e anche artistiche, come dimostra questa mostra in cui l’artista spazia da Leopardi a Boito, da Wagner a Mascagni, da Michelangelo a Pontormo.

In genere le case degli artisti sono piene di quadri realizzati dalla stessa mano : la propria. Invece Guccione ha le pareti della sua dimora piene di opere di altri pittori, perché ne apprezza l’arte senza sentirsi sminuito dalle ricerche o dal successo altrui. E proprio per questo è un caposcuola, di una scuola (il Gruppo di Scicli) in cui ognuno persegue distintamente le proprie esperienze, ma ha in Guccione un imprescindibile punto di riferimento umano prima ancora che artistico.

Scriveva Sciascia nel 1974 «abituati come siamo a una pittura che vuole essere altro (e magari tutto, tranne che pittura)» abbiamo in Guccione un pittore che è pittore e basta, al pari di Degas.

E di questo gliene siamo grati.

Antonio Tajani, Vicepresidente Partito Popolare Europeo