Autonomia di espressione


Credo nell'autonomia di linguaggio dell'arte.

Mi spiego meglio.

Ogni opera che presuma di chiamarsi "arte" deve da sola, autonomamente, poter comunicare l'emozione che intende esprimere.
Contenere cioè in
sé la capacità di trasmettere il proprio messaggio, senza l'ausilio di informazioni supplementari o sussidiare, estranee al puro processo creativo.

Quando guardo un'opera per la prima volta, istintivamente non sono interessato a conoscere il nome dell'autore, la sua età, il suo percorso artistico o le sue tendenze sessuali, ma concentrato solamente a "sentire" quello che il
risultato del suo lavoro "sconosciuto" mi comunica.

E' in questa autonomia di espressione dell'opera d'arte che riconosco il valore e la funzione dell'artista. E solo se dopo questo "passaggio" sono entrato intimamente in una comunione emotiva con il lavoro dell'autore, solo allora, desidero conoscerlo più a fondo, studiarne ogni aspetto, incantato dalla sua capacità di stupirmi o di commuovermi.
Esattamente come succede tra le persone.

Questa è l'arte che sento più vicina.

L'arte che non viene negata a chi non abbia conoscenze specifiche ma
solo a chi non possiede, o meglio, non vuole impiegare la sensibilità necessaria, per comprenderla.

Un'arte che da migliaia di anni ha la capacità di rinnovare l'emozione in chi la guarda al di là del tempo e dello spazio, della cultura, delle ideologie o dei codici interpretativi di un presente passeggero.

Un'arte la cui preoccupazione principale è la comunicazione di un'estetica dei valori.

Un'arte che porta notizie da un mondo ad un altro in modo originale e costruttivo, attraverso un solo linguaggio, un solo codice comune a tutti: quello dei sentimenti. Il mio tentativo, come dice il mio amico Nicolò in una sua bellissima canzone, è quello di cercare di esserne degno.

Alfredo Rapetti

Alfredo Rapetti

Autore di canzoni e pittore è nato nel 1961 a Milano.