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"...dico
spesso che, se potessi, vivrei facendo soltanto ritratti,
non certamente intesi come remunerazione visiva verso il referente,
ne come suo implacabile obbiettivo.
Penso invece che il "ritratto" sia un'opinione, o,
meglio, l'espressione visiva di un'opinione e che la sua matrice
sia nella memoria nostra, memoria, cioè, che va assumendo
sempre più chiaramente quella consistenza formale, eminente
nell'idea che ho di "ritratto"; quel tanto di vivo insomma
rimastoci ancora oltre la montaliana
"memoria che si sfolla"...
G.Porzano
da un'intervista rilasciata alla RAI, 1 marzo 1997
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"...
Come tutto sembra, oggi, scorrere velocemente, indifferente
e quanto arduo si è fatto l'identificare, nel tempo della
scienza e della tecnica, un plausibile, amicale volto nell'arte
contemporanea che ormai sembra adottare, agire per acquisire
all'arte stessa, parametri spesso inutilmente e spregiudicatamente
indelicati: impasti eterogenei, tritumi, rottami, inconsapevoli
metafore di un vivere instabile che quasi più non ci appartiene,
sempre più lontano da un nostro pensare; le parole ormai ci
giungono come un'eco che finisce per dirci che non ha nulla
da dire".
Giacomo
Porzano
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