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Ho incontrato Long Bin a Los Angeles, in
un'occasione del tutto casuale e fortuita. Seppi subito si
trattava di un noto artista cinese, che viveva a metà
tra New York e Taipei, sua città natale e, una curiosità,
notai in lui un atteggiamento di continua sorpresa, verso
le cose, lui che munito di fotocamera digitale di altissima
tecnologia, e di un'ottima pronuncia inglese, continuamente
in viaggio, poteva essere per me un giocatore di borsa o un
economista.
Proprio la vivacità del suo sguardo tradiva, e oggi
ne ho conferma, la sua intelligenza e il suo estro di scultore
che, perfettamente inserito nei sistemi del mercato internazionale,
concepisce la sua arte un capitolo della millenaria tradizione
artigianale cinese.
Le sue splendide " sculture da leggere " sono infatti
intarsi, sinuose forme che emergono da blocchi di carta, vere
e proprie colonne, di libri, riviste o magazines, modellati
con un'abilità da ceramista, in cui non rinuncia al
dettaglio, quasi iperrealista, la sua arte , seppur non distaccandosi
da un concetto pop dell'arte, volge completamente in direzione
opposta, per la filosofia di cui è portavoce.
Implicita nella sua genesi è infatti una forte critica
al mondo occidentale e all'impazienza con cui le "cose"
vengono ridotte a spazzatura; nessun compiacimento estetico
tratto da tale velocità di consumo, ma piuttosto il
recupero di una lentezza del gesto e della fruizione.
Questa operazione artistica è in effetti quella di
un ecologista impegnato, iscritto al movimento internazionale
di Green, e per il quale è fondamentale il rigenerare,
distinto dal semplice ripristinare, un nuovo mezzo culturale,
utilizzando proprio "oggetti" che sono per eccellenza
veicoli di cultura, i libri appunto.
Operazione intelligentissima e sicuramente valida su un piano
etico, che aldilà delle simbologie ipersfruttate di
"arte per l'ambiente", guadagna all'arte stessa
una nuova dimensione per cui oggi, più che mai, può
essere mezzo di comunicazione sociale.
Dunque, proprio quel piccolo signore, Mr Chen, che avevo scambiato
per chi sa quale azionista, di chissà quale società,
che immaginavo seduto ad un tavolo tra computer e cibo in
scatola, in realtà non somigliava neppure a Long Bin….
quando è giunto a Roma la prima sua impresa è
stata quella di spulciare i mercatini dell'usato, di girovagare
per le strade piene di chincaglierie e di "Robivecchi",
per poi dire nel suo inglese senza "r" " Ottimo,
ottimo, molto buono ". Che poi è tutto dire proprio
di questo suo continuo stupirsi.
Le sue abitudini quotidiane, dimostrano come l'applicazione
della tecnologia per un artista del terzo millennio sia indispensabile,
ma ciò non preclude uno stato d'animo e un momento
creativo in cui Long Bin esce fuori dalla contemporaneità,
e con fare quasi rituale, celebra materiali e forme.
Il suo meticoloso scolpire ha affascinato la critica e ha
suscitato l'interesse di migliaia di visitatori, durante le
sue esposizioni negli Stati Uniti, in Cina, a Taiwan e in
Giappone. Influenzato da Duchamp per l'uso degli oggetti,
ispirato dai lavori di Andy Warhol, si lega ai grandi artisti
cinesi quali Jianguo, Huang Yan, Zhu Suigang.
I suoi lavori verranno esibiti per la prima volta al pubblico
nel mese di maggio a Roma; in una breve conversazione Long-Bin
Chen mi ha anticipato che nella sua arte, durante questo suo
soggiorno, è passata un po' della statuaria romana
dei primi secoli, ma anche che in lui sono rimaste impresse
le forme barocche di Bernini e Borromini, delle gigantesche
fontane, delle morbide facciate. Per un arista così
ricettivo è impossibile essere immune a Roma e alle
sue numerosissime bellezze.
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